A cinque esami dalla (maledetta, maledettissima) laurea mi sembra giusto passare un pomeriggio come questo, e cioè una studiatina qua, una affacciatina su facebook là. Ma tadaaaaa: domani ho un colloquio di lavoro!Io in verità (in verità vi dico) credo sia una bufala. Mia madre sta in ansia, mi ha detto che prima di entrare devo guadare bene dove mi trovo, fiutare il pericolo dietro ogni possibile appannaggio di civiltà: e cioè "vedi se le insegne sono di cartone". Ma andiamo. Tutt'al più potrò sempre declinare l'invito a "collaborare con noi, a 0 centesimi al minuto".
Vi sentiti mai dei leoni il giorno prima di un colloquio e sempre più coglioni man mano che si avvicina la 24esima ora? Io so per certo che domani sembrerò una deficiente sudata che chiederà indicazioni da Piramide a 250 metri più avanti fino alla fermata del 719. Poi sull'autobus conterò tutte le fermate, ma perderò sicuramente il conto e il viaggio sarà un'incubo. Mi conosco.
Comunque.
Oggi questi blog vanno di moda. Io ancora mi chiedo perché qualcuno dovrebbe prendersi lo schiribizzo di leggere quello che scrivo. Mi smentiscono i dati però e anche i fatti.
O forse sono io che trovo noioso leggere le cose degli altri.
Io in effetti vorrei farlo un blog caruccio, con illustrazioni e piccole anteprime delle mie favole. Ma sono frenata dall'ansia che me buttano addosso: "guarda che se non ciai il copirait te se fregano pure l'animaccia tua".
E mesà che è vero: quando usciì Harry Potter (ma non proprio sul momento. Quando si capì che era un fenomeno editoriale da milioni di copie, siamo onesti), la povera Joanna si vide portata in tribunale da una tizia che l'aveva accusata di plagio. Secondo l'accusatrice, Joanna aveva fatto un copia e incolla di tale "Larry Potter".
...
Fu ciò che pensai.
Semmai è vero che quando escono dei libroni che tirano (e non solo in termini di stampa) guarda caso sugli scaffali vedi una quantità indecente di cloni: Twilight e affianco "Innamorati vampiri"; "Harry Potter" e poco più in là "Tommy e l'accademia di magia".
Ma cristosanto, scrittori, ma non vi vergognate?
Dite no all'uso indecente di scrivere libri cloni di successi di altri.
Comunque, ripensando alle mie favole, è un po' difficile trovare loro una lista di collocamento.
Ci ho pensato: non so quale bambino potrebbe apprezzarle in effetti. Non so quale genitore potrebbe leggerle ad un bambino prima di rimboccargli le coperte (lo fanno ancora, vero?).
E però, sentite questa: quando ero piccola, entrai nella evergreen galleria del libro a Civitavecchia. Aprii un bellissimo libro illustrato ed ecco affacciarsi sulle due pagine tutte le mogli di Barbablù bellamente sgozzate, con gli occhi semiaperti e le labbra bluastre. Una di seguito all'altra.
Non credo che mi misi a piangere, da bambina l'unica cosa che aveva un potenziale di terrore nei miei sogni era It il pagliaccio (libro che lessi solo una volta e film che NON ho mai voluto vedere per intero).
Quindi se tale favola non terrorizzò me, credo non abbia terrorizzato generazioni di bambini. In fin dei conti, Barbablù è una favola vecchia come Giovanna D'Arco (sembra che nacque dalla tristissima fama di Gilles de Rays, che collaborò con la pulzella e morì impiccato non prima di essersi pentito di avere ucciso e violentato dei bambini - tacci sua).
Tutto questo ambaradam per dire che si, vorrei tanto mettere online le robe che scrivo, ma no, non lo faccio perché al momento pure pagare la SIAE è un lusso.
Fatime lavorà.