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giovedì 15 novembre 2012

I soliti Ignoti, quarant'anni dopo.

I soliti Ignoti è un film del 1958 diretto da Mario Monicelli.
E' anche uno dei miei film preferiti di sempre. Racconta le vicende di un gruppo di ladruncoli romani, che progetta nei minimi dettagli il colpaccio di tutta una vita, scassinare la cassaforte del banco dei pegni; dopo tutta una serie di tragicomiche peripezie, i ladri finiscono con lo sfondare la parete sbagliata e concludere la disastrosa spedizione mangiando pasta e ceci.
Questi sono i ladri di una volta, che, almeno nei film, ti facevano ridere: poveri diavoli che tiravano a campà. Italiani brava gente. Italiani senza lavoro negli anni difficili del dopoguerra. 

Monicelli dimentica il neorealismo di Rossellini con Roma città aperta e dirige quella che poi sarà universalmente conosciuta come "Commedia all'italiana".

Io non sono una giornalista di cinema, ne studio per diventarlo. Ho dovuto guardare wikipedia per scrivere questo incipit. Mi piacciono i film vecchi, le commediole genere "Famiglia Passaguai", senza volgarità, violenza. Siamo lontani dalle sperimentazioni Pasoliniane o dal genio visionario di "Brutti, sporchi e cattivi" di Ettore Scola.
Erano gli italiani di una volta. Gli italiani che rivedo nelle fotografie in bianco e nero di mia nonna, dove i dettagli dei visi sono sfumati e dove tutti sembrano belli, genuini e grassi.
Mo' non vi attaccate a questo mio sentimentalismo. I fattacci sono successi anche in quest'epoca d'oro del cinema italiano (il caso Wilma Montesi su tutti), mica so' scema. Lo so.
Ma fino a qualche anno non si sentiva parlare di rapine e furti in casa così feroci come quelli di oggi.
Non vuole essere un attacco razzista. Non sono neanche lontanamente informata per scrivere un pezzo sui balordi dell'est che, secondo la cronaca, sono i principali responsabili delle rapine violente. E però parlare di razzismo mi sembra sempre troppo facile, che cazzo. E credo che l'uso di questa parola sia troppo abusato. Troppo. Che cazzo.
Comunque.
Martedì sera sono entrati i ladri. Non specifico la loro nazionalità, perché non la so e perché non importa.  Hanno rubato poche cose ma quelle poche cose erano di valore (affettivo? Molto. Pecuniario? Po' esse).
Comunque.
Hanno lasciato un macello. E per macello intendo armadi buttati giù, cassetti dei comò svuotati, biancheria intima all'aria. La cassaforte dove mio padre teneva i suoi fucili (per legge) è stata scassinata e buttata giù con violenza. Pure ai libri si sono attaccati. Sono andati perfino in dispensa, perfino nella mansarda. Non so cosa pensassero di trovare.
Molti di voi mi hanno chiesto: "chissà quanta rabbia avrai provato!"
Ci ho pensato. Non ho provato rabbia, ma sgomento. Sgomento. Un senso di violazione, di stupro. Hanno calpestato il mio pavimento, il mio tappetino da yoga, hanno frugato nella mia biancheria, hanno visto cosa indosso. E quello che hanno lasciato. Come ci hanno lasciati.
Ok, non sono stati violenti. Non hanno aspettato che rientrassimo per saltarci addosso, picchiarci e costringerci a rivelare dove teniamo qualcosa che non abbiamo mai posseduto.
Ma il senso di violenza non è stato da meno.
E dopo che sistemi le stanze violate, che raccogli, che pieghi, che metti a lavare, ti sale su  tutto il senso di impotenza di questo mondo. E pensi alle peggio cose. E saltano fuori i luoghi comuni. Ma a volte questi luoghi comuni sono maledettamente veri: la legge è troppo blanda, la legge permette troppo. O, come dice una mia amica molto bella e molto intelligente (Ilaria parlo di te), la legge viene applicata male.
Io penso a mio padre, a quando, tornato a casa, si è trovato sotto agli occhi l'evidenza del furto. Dice che gli tremavano le mani. E mi ha fatto pena.
Il mio pensiero, per associazione di pensieri sbagliati, va a tutti quegli imprenditori malmenati, qualche volta uccisi, che hanno provato a difendersi. Uno di loro è stato assurdamente costretto a risarcire due ladri che aveva colto in flagrante, dentro la sua proprietà, a cui aveva sparato, e che gli avevano brandito contro due spranghe di ferro. Secondo il giudice la sua reazione è stata esagerata, perché non si trovava in reale pericolo di vita. Agghiacciante.
Sembra che lo Stato non si più capace di difenderci. Sembra che non gliene importi nulla.
Mio fratello ha chiesto a un carabiniere cosa si potrebbe fare se uno se li ritrova dentro casa. Il carabiniere ha risposto: "non posso dirti cosa puoi fare, sta alla tua coscienza". Mi sono venuti i brividi.
E non li prendono mai. E tu rimani col senso di impotenza, di nuovo. Di rabbia. Di animosità contro due donne di etnia rom che, semplicemente, aspettano l'autobus.
Adesso è rimasta la paura. Adesso si parla di cani sciolti, di allarmi, di vigilanza. Adesso. Adesso che il male ci ha toccato da vicino.
E in mezzo a tutto questo caos di sentimenti, luoghi comuni, pensieri pericolosi, bisogna anche ritenersi fortunati. Perché, appunto, i ladri non hanno preso a sberle nessuno.
Ho commentato ad alcuni di voi, su Face, che tanto queste persone hanno la vita segnata. E, lo ripeto, so che è vero: saranno sempre povere entità che entrano ed escono dal gabbio, che creperanno vittime di qualche sgarro tra connazionali, in una rapina, in un conflitto a fuoco, o spariranno nel nulla. Non è una bella vita la loro. E non lo sarà mai.

Nel 1985, Amazio Todini si propone di dirigere un sequel de I soliti ignoti. MyMovies gli ha dato due stelle.
Il film finisce con gli occhi sbarrati di Peppe, ucciso da un trafficante di droga.
Appena vent'anni prima si pensava a scassinare la cassaforte del Banco dei pegni.

Amaro retaggio dei tempi che cambiano.

giovedì 14 giugno 2012

Questi cazzo di bimbi di Siria

Stamattina forse ce l'abbiamo fatta. Dico, ce l'abbiamo fatta ad ottenere la nostra cavolosa estate. Stamattina è estate. Una estate tipica di giugno, non fa ancora troppo caldo, per intenderci.
Stamattina, all'università, in attesa che aprisse la biblioteca, mi sono messa a studiare, così, per seguire il motto "chi ha tempo non aspetti tempo".
Stamattina pensavo anche. Fuori c'è un bel sole e tutto è immobile. La gente apparentemente è tranquilla, non ci sono manifestazioni, il clima esami si fa sentire ma non troppo.
Penso al mio di esame. E penso a me. Che ho 30 anni. Che sto ancora studiando. Che sono ancora una quasi-mantenuta e blablabla.
Vivo una vita tranquilla però. Non sono Onassis, ma non mi manca quasi nulla. Civitavecchia d'estate si anima e vive. Qui abbiamo un clima abbastanza buono. Raramente nevica di inverno e raramente di inverno fa davvero davvero freddo. Alluvioni, terremoti, non ce ne sono. E neanche una guerra civile.
Oggi penso a questi cazzo di bimbi di Siria e penso a come sarebbe vivere sotto un regime. Penso a come sarebbe svegliarsi e sapere che le potenzialità di perdere tua madre o tuo padre o qualcun altro, sono inversamente proporzionali a quelle di perdere qui il treno per un minuto.
E' una cosa pazzesca pensare a Madonna che piroetta a 53 anni, alle luci di New York, ai surfisti in Australia, a Horatio Cane che arresta i cattivi in Florida e poi a questi cazzo di bimbi in Siria.
Stamattina, questa angoscia è come un serpente che striscia. E qui io mi perdo per un fottuto esame di greco. Ho fatto cadere gli anni migliori della mia vita per inseguire fuochi fatui azzurrini. Convinta, perché veramente ero convinta, di avere tutta la vita davanti. Bè, no cazzo, non ho tutta la vita davanti.
Che cazzo di malessere è, l'ansia? Che cazzo è un esame?  Che cazzo significa stare male perché non si accetta di avere 30 anni e di avere messo da parte poco e niente?
E poi, cazzo, questi cazzo di bimbi di Siria. Scommetto che in questi cazzo di paesi di Regime, non esiste la depressione. E penso a chi non li vuole questi cazzo di immigrati invasori. E penso, ossì, lo penso eccome, che potrebbe succedere anche a noi di capitolare e di emigrare e no, di non capire perché non ci vogliono, gli altri fottuti paesi. Cazzo, questi bimbi di Siria.
E io non sono una cazzo di attivista e ok, ci sarà qualche stronzo che dirà "mammamiamquantocazzoèscontataquesta".
Si, ok. Ma cazzo, questi cazzo di bimbi di Siria.

lunedì 9 aprile 2012

E l'itagliano che fine ha fatto?

Stasera mi è capitato sotto mano una copia gigantesca di Cosmopolitan. Lo conoscete?Trattasi di una rivista di moda, stile, bellezza, sesso.
Notate forse qualcosa di strano? Forse. Forse non ho riportato le seguenti parole: fashion, style, beauty, sex.
E sapete perchè? Perché me RIFIUTO! Perché me so' rotta li coglioni de legge stronzate in inglese perché fanno moda. Ma moda de che?
Per non parlare del lavoro. Io studio lettere classiche. Ho lavorato come commessa. Ho fatto anche promozioni. Nel tempo libero scrivo favole.
Nel CV però le stramaledette aziende che cosa vogliono? Che tu sia: store manager, addicted manager, web writer, WEB MARKETING MANAGER. Ma che èèèèèè? Ma che succede?Aridatice l'itagliano!Aridatice la grammatica, l'ortografia, Dante e Petrarca!L'Italiano c'ha messo secoli per venire alla luce. Secoli. E poi arrivano 'sti quattro stronzi e cambiano tutto. Ma perchè?Io sono italiana, se faccio la commessa me voglio chiamà commessa. E invece no. ZAC. Se fuori dai giochi così'.
Maledetti.
Maledettissimi.
Stramaledettissimi.
Poi magari siete quelli che ridete per il romanaccio de Brignano o il Napoletano sgangherato delle commedie con Alessio Siani. O vi compiacete delle vostre origini di casalpalocco.
Però al lavoro non siete semplici impiegati no. Siete manager problem solving. Ridicoli.
Che il Dio della giornatagiustapertrovareparcheggiosenzapagarel'iradedio vi stramaledica, che vi si fotta sky durante la finale di campionato, che la metro ritardi sacrosantamente ogni qualvolta avete delle riunioni per il team leader.
Che io possa trovare lavoro come responsabile dell'agenzia delle entrate per mandarvi tutti meravigliosamente at the end of the games. 
NB: Ho voluto volutamente storpiare alcuni termini ben noti. Non me ne vogliano i malpensanti. 

lunedì 2 aprile 2012

Pesce d'Aprile (andato a male)

A cinque esami dalla (maledetta, maledettissima) laurea mi sembra giusto passare un pomeriggio come questo, e cioè una studiatina qua, una affacciatina su facebook là. Ma tadaaaaa: domani ho un colloquio di lavoro!Io in verità (in verità vi dico) credo sia una bufala. Mia madre sta in ansia, mi ha detto che prima di entrare devo guadare bene dove mi trovo, fiutare il pericolo dietro ogni possibile appannaggio di civiltà: e cioè "vedi se le insegne sono di cartone". Ma andiamo. Tutt'al più potrò sempre declinare l'invito a "collaborare con noi, a 0 centesimi al minuto".
Vi sentiti mai dei leoni il giorno prima di un colloquio e sempre più coglioni man mano che si avvicina la 24esima ora? Io so per certo che domani sembrerò una deficiente sudata che chiederà indicazioni da Piramide a 250 metri più avanti fino alla fermata del 719. Poi sull'autobus conterò tutte le fermate, ma perderò sicuramente il conto e il viaggio sarà un'incubo. Mi conosco.
Comunque.
Oggi questi blog vanno di moda. Io ancora mi chiedo perché qualcuno dovrebbe prendersi lo schiribizzo di leggere quello che scrivo. Mi smentiscono i dati però e anche i fatti.
O forse sono io che trovo noioso leggere le cose degli altri.
Io in effetti vorrei farlo un blog caruccio, con illustrazioni e piccole anteprime delle mie favole. Ma sono frenata dall'ansia che me buttano addosso: "guarda che se non ciai il copirait te se fregano pure l'animaccia tua".
E mesà che è vero: quando usciì Harry Potter (ma non proprio sul momento. Quando si capì che era un fenomeno editoriale da milioni di copie, siamo onesti), la povera Joanna si vide portata in tribunale da una tizia che l'aveva accusata di plagio. Secondo l'accusatrice, Joanna aveva fatto un copia e incolla di tale "Larry Potter".
...
Fu ciò che pensai.
Semmai è vero che quando escono dei libroni che tirano (e non solo in termini di stampa) guarda caso sugli scaffali vedi una quantità indecente di cloni: Twilight e affianco "Innamorati vampiri"; "Harry Potter" e poco più in là "Tommy e l'accademia di magia".
Ma cristosanto, scrittori, ma non vi vergognate?
Dite no all'uso indecente di scrivere libri cloni di successi di altri.
Comunque, ripensando alle mie favole, è un po' difficile trovare loro una lista di collocamento.
Ci ho pensato: non so quale bambino potrebbe apprezzarle in effetti. Non so quale genitore potrebbe leggerle ad un bambino prima di rimboccargli le coperte (lo fanno ancora, vero?).
E però, sentite questa: quando ero piccola, entrai nella evergreen galleria del libro a Civitavecchia. Aprii un bellissimo libro illustrato ed ecco affacciarsi sulle due pagine tutte le mogli di Barbablù bellamente sgozzate, con gli occhi semiaperti e le labbra bluastre. Una di seguito all'altra.
Non credo che mi misi a piangere, da bambina l'unica cosa che aveva un potenziale di terrore nei miei sogni era It il pagliaccio (libro che lessi solo una volta e film che NON ho mai voluto vedere per intero).
Quindi se tale favola non terrorizzò me, credo non abbia terrorizzato generazioni di bambini. In fin dei conti, Barbablù è una favola vecchia come Giovanna D'Arco (sembra che nacque dalla tristissima fama di Gilles de Rays, che collaborò con la pulzella e morì impiccato non prima di essersi pentito di avere ucciso e violentato dei bambini -  tacci sua).
Tutto questo ambaradam per dire che si, vorrei tanto mettere online le robe che scrivo, ma no, non lo faccio perché al momento pure pagare la SIAE è un lusso.
Fatime lavorà.

lunedì 21 marzo 2011

21/03

Verso le sette ho aperto gli occhi. Anzi no,credo fosse anche prima delle sette. E ho realizzato quanto stava accadendo e ho provato un dolore fortissimo. E' vero che i cuori si possono spezzare. Il dolore ha pulsato sordo per qualche secondo. Ed io,ancora stravolta dal sonno, non riuscivo a pensare. La lucidità non è di questo mondo.

domenica 20 marzo 2011

Decisamente fuori pasto

Le M&M's sono micidiali per il mio stomaco; o mi intoppano fino a farmi fisicamente male o mi fanno allergia. Non ho ancora capito cosa in effetti delle M&M's sia il vero problema. Forse entrambe le cose. Sta di fatto che adesso mi sento malissimo e nonostante tutto mi tocca cenare. Carne da avanzi di ieri. Chi lo ha detto che gli avanzi sono appetitosi? Ma forse sono io che in questo momento rifiuterei a priori qualsiasi commestibilità.
Stasera si torna a casa. Ho una valigia enorme, una borsa da viaggio e la mia eastpak da università. Domani si ricomincia. Fuori dalla mattina fino alla sera. Ma forse mi farà bene,farà sicuramente bene. Annienterò tutte quelle stronzatelle che mi passano per il cervello. E tornerò allo studio a tempo pieno. Sono e continuerò ad essere positiva. In realtà non ho moltissima voglia di tornare a casa. Mamma sta sempre così giù. Mi sforzo molto per essere gentile,per trattare tutti bene, per essere sempre allegra. Ma dentro vorrei urlare a squarciagola tutto il mio malessere. Ho anche io i miei cavolo di problemi e non posso parlarne. Ci sono questioni irrisolte che non riesco a mandare giù. Malgrado tutti i passi avanti fatti,malgrado le decisioni prese. Malgrado adesso ci siano più giorni in cui sto bene. Ma poi che significa "sto bene"? E' la risposta standard,così vuota,così priva di vero significato. "Come stai?" "Tutto bene" e magari ti è appena morto il pesce rosso, sei stato licenziato o ti è andato a pesca un esame. Parliamo per frasi fatte. Ma è anche vero che non possiamo vomitare sulle scarpe degli altri tutte le nostre merde. No,la verità è che anche io spesso e volentieri parlo per frasi fatte. Ci hanno tirato su a frasi fatte. Plasmon e convenzione, formaggino Mio e circostanza.
A proposito. Io non ho ancora capito un cazzo di me. Ma giuro,lo giuro che vorrei capire come sono fatta. Lo giuro.

20/03

Oggi siamo a marzo ma è come se una parte di me fosse rimasta a gennaio. O a febbraio. Insomma,ai mesi più brutti. Perchè fuori il cielo ha il colore del piombo e anche se non fa realmente freddo, io un po' di freddo lo sento. C'è una nuova guerra. Gheddafi ha sbroccato,anzi no. Chi ha sbroccato è stato il popolo e lui da bravo generale dittator-fuhreriano ha dato il via alla repressione. Ci faranno dei film credo. Una volta che tutto questo sarà finito. Ma chissà quando. Ieri hanno dato il via al raid di massa,Francia,Gran Bretagna e indovinate un po', l'America di Osama. Noi,per ora, fungiamo da cavalier serventi. Il nostro ruolo dalla grande guerra in poi, e chi ce lo toglie? Ce lo teniamo bello stretto. Ma intanto Gheddafi ha deciso che siamo comunque degli sporchi traditori e quindi saremo spazzati via da non ho capito bene cosa. Ci sono molte cose che non ho ben capito. La verità è che ho paura. Sono una credulona,mi sto fissando con questa cosa del 2012. E quindi tutto mi sembra un specie di supercazzola di avvertimento. Una sorta di bruttissima calma prima della tempesta. Eppure qui la vita continua. Se non ci fossero le cazzate della tv a distrarci. Ma noi ci lasciamo distrarre facile. Io per esempio mi lascio tentare dalla wii. Che cazzo, fa dei giochi così allettanti. Come se con tutto questo macello a pochi passi da noi, pensare ad un futuro "normale" fosse ancora possibile. Come cambierà la vita? Come nei film stranieri, in un'agonia di lamenti e ricordi? Raccontando il prima e il dopo? Odio i film sul dopoguerra e quelli sulla guerra,dove noi italiano calziamo stracci e zoccoli. O divise nere.
Eppure agli oscar vanno sempre questi film in gara. Come se tutto il nostro passato fosse lì,fermo alla seconda guerra mondiale.
No,non so davvero come andrà a finire. Però intanto io continuo a vivere tipo bolla di vetro,come una balena che ogni tanto sale in superficie e poi si inabissa di nuovo. Penso ai vestiti, alle scarpe, a quando potrò tornare a Todi, a Roma, a come migliorare il mio aspetto fisico. Ecco, manco sto più studiando. E intanto invidio voi, belle bamboline. Voi che avete ancora quella ottusità intellettuale che fa pendant con i vostri jeans superattillati. I vostri sorrisi da mordiquellabellamelaverdestaifacendopubblicitàallamentadent. Ecco. Quanto darei per essere così easy. Così cheap and chic. Adesso, forse, sarei a comprarmi un top scollato da H&M.